Lot n° 0024
Artemisia si appresta ad assumere le ceneri del marito Mausolo - Il dipinto raffigura Artemisia II di Caria, sorella e consorte di Mausolo, sovrano di Alicarnasso, celebrata dalle fonti antiche quale esempio di fedeltà coniugale. Secondo il racconto tramandato da Valerio Massimo, dopo la morte del marito Artemisia ne fece sciogliere le ceneri nell’acqua e le bevve, divenendo simbolicamente la sua “tomba vivente”.La tela coglie il momento immediatamente precedente al gesto estremo. La regina, assorta e dolente, stringe quasi a sé la preziosa urna contenente le ceneri di Mausolo, mentre con la mano sinistra trattiene un candido fazzoletto, allusione alle lacrime versate. Accanto compare il calice destinato a contenere la bevanda, mentre la corona richiama la dignità regale del defunto. L’ambientazione, ridotta a pochi elementi, il fusto marmoreo di una colonna, il tendaggio e uno scorcio di cielo aperto su un lontano profilo montuoso, accentua il carattere solenne e intimamente teatrale della scena.L’opera si inserisce nel momento maturo della produzione di Alessandro Varotari, protagonista del rinnovamento della pittura veneziana nei primi decenni del Seicento. Padovanino costruì il proprio linguaggio guardando soprattutto al classicismo cromatico di Tiziano, studiato sin dagli anni giovanili, ma assimilando al tempo stesso, durante il soggiorno romano, le istanze della cultura emiliana e bolognese.La figura monumentale di Artemisia, la morbidezza dell’incarnato, il profilo netto del volto e il ritmo ampio e pausato della composizione trovano significativi riscontri nelle opere eseguite dall’artista intorno al quarto decennio del secolo.Giuseppe Sava individua un primo confronto con la Sofonisba della Galleria Nazionale di Belgrado, datata al 1630-1631, nella quale ricorrono una simile gestualità eloquente, la morbidezza delle membra e un’ambientazione volutamente essenziale. Analoghe consonanze emergono con la Cleopatra già nel Museo de Arte di Ponce, soprattutto nella concezione sensuale della protagonista, nella nitidezza dei tratti fisionomici e negli effetti luminosi sulle stoffe.Ulteriori termini di confronto sono costituiti dalla Giuditta e l’ancella del Museo Civico di Padova e, soprattutto, da Eumene e Rossana dell’Ermitage di San Pietroburgo, opera databile intorno al 1630-1635. Quest’ultima presenta una struttura compositiva particolarmente vicina alla presente tela: figure a mezza lunghezza disposte secondo un ritmo lento e solenne, l’appoggio su un piano orizzontale, le discrete increspature dei panneggi, le tonalità calde e il profilo levigato dei volti.Sono proprio tali affinità, secondo Sava, a suggerire per la presente Artemisia una datazione compresa tra il 1630 e il 1635, fase nella quale il linguaggio del Padovanino raggiunge una sintesi particolarmente felice tra monumentalità tizianesca, eleganza classicista e intensità narrativa. Entro cornice. - 78 x 102 cm - olio su tela
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