Lot n° 0063
Cleopatra - Il dipinto raffigura Cleopatra nel momento che precede la morte, colta a mezza figura mentre porta al seno l’aspide. Il volto reclinato all’indietro, lo sguardo rivolto verso l’alto e le labbra dischiuse restituiscono quella combinazione di sensualità, abbandono e tensione emotiva che costituisce uno dei tratti più caratteristici della pittura di Guido Cagnacci.Nicholas Turner, nel parere del 2012, conferma senza esitazioni l’autografia dell’opera, sottolineando la qualità della materia pittorica, la morbidezza della pennellata e la particolare luminosità dell’incarnato. Lo studioso evidenzia soprattutto la raffinata modulazione dei passaggi chiaroscurali nel volto e nel collo, nonché i delicati tocchi di luce negli occhi, sulla punta del naso, sull’orecchino e sulle dita.Turner mette inoltre in relazione la testa della presente Cleopatra con quella della Sant’Agata, nota in due versioni autografe, una già in collezione privata bolognese e l’altra presso la Banca Popolare dell’Emilia-Romagna di Modena, entrambe generalmente datate intorno al 1640. La stretta corrispondenza tra i due modelli suggerisce il riutilizzo, da parte di Cagnacci, di una medesima invenzione fisionomica, secondo una prassi frequente nella sua produzione di figure femminili.Il dipinto viene inoltre accostato da Turner ad altre due versioni di Cleopatra, una conservata al Museo della Città di Rimini e l’altra già sul mercato antiquario genovese. Rispetto a queste, la presente composizione si distingue per il più ampio sviluppo della figura e per la particolare intensità luministica dell’incarnato.Anche Andrea Emiliani, nella scheda del 2014, riconduce l’opera alla fase di piena maturazione dell’artista, intorno alla metà degli anni Trenta del Seicento, quando Cagnacci attenua progressivamente i più marcati contrasti naturalistici della fase giovanile per avvicinarsi a una pittura più morbida e classicista, fortemente segnata dall’esempio di Guido Reni.La testa reclinata, gli occhi rivolti al cielo e l’espressione sospesa tra dolore ed estasi derivano infatti dal repertorio reniano, reinterpretato tuttavia da Cagnacci attraverso una più intensa partecipazione sensuale e psicologica. La luce, radente sul petto e più teatrale sul volto, contribuisce a conferire alla figura una presenza viva e fisica, trasformando l’eroina antica in un’immagine di intensa umanità.La tela appartiene dunque a uno dei nuclei più rappresentativi della produzione di Cagnacci, quello delle eroine femminili colte nel momento culminante della loro vicenda, tema che l’artista avrebbe sviluppato ulteriormente nelle celebri composizioni della maturità. Entro cornice.L’opera è corredata da una scheda critica di Nicholas Turner, datata 16 agosto 2012, e da una scheda critica di Andrea Emiliani, datata Bologna, 15 ottobre 2014. L'attribuzione è stata inoltre confermata tramite parere orale da Nicosetta Roio ed Emilio Negro. - 65,5 x 49 cm - Olio su tela
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